La parola allo psicologo

C’È UN TEMPO PER TUTTO

Ci sono circostanze, situazioni o momenti della nostra vita che in qualche modo richiedono e prevedono una sorta di sincronizzazione e di tempismo nel fare e dire, oppure nel non-fare o non-dire, una serie di atti e parole.

Potremmo in effetti scoprire che quello che davvero conta, per ciascuno di noi, è proprio la scelta del “quando” fare o dire qualcosa che permette di ottenere, o mantenere un dato livello adeguatezza relazionale. Ma spesso svicoliamo da certe scelte, o semplicemente procrastiniamo azioni che – invece – sono tanto urgenti d’attenzioni, quanto pregnanti di significato proprio perché messe in campo in quell’attimo.

Frequentemente ci chiediamo il perché di un’emozione, o riflettiamo sull’opportunità di fare o dire qualcosa; altre volte ancora ci impegniamo per comprendere qualcosa che ci eviti di rimanere schiacciati dal peso di un’emozione spiacevole o coinvolti in un contesto che ci suscita disagio. Ma oltre ad elaborare e riflettere dovremmo renderci conto che uno degli aspetti rilevanti del nostro incedere, all’interno delle relazioni per noi importanti, è davvero … capire che – a volte – ci sono semplicemente cose urgenti, ovvero scelte che vanno attuate al momento giusto (oltre che nel modo giusto!).

L’adozione richiede in qualche modo questa specie di prontezza relazionale: ogni bambino, in particolare un bambino adottato, ha il diritto sacrosanto di chiedere il perché degli eventi della vita, ma ha ancor più il diritto di essere messo nelle condizioni di poter chiedere e ricevere risposte adeguate, dirette e non differite nel tempo. Ciò è fondamentale affinché il bambino non debba necessariamente arrivare a vivere il fatto di voler chiedere come un problema o, addirittura, a dover utilizzare un comportamento atipico, attraverso il quale manifestare la necessità di un chiarimento e la vicinanza ed il sostegno dell’adulto.

Spesso le coppie degli aspiranti genitori adottivi vengono sottoposte ad un iter tale per cui i colloqui e l’indagine di coppia risultano più un procedimento, che un’occasione anche per scambiare obiettivamente delle informazioni. Spesso quindi non si riesce a capire che l’adozione non è per tutti!

Solo chi riesce a rispondere con naturalezza e immediatezza al bisogno primario del bambino di essere accudito, amato e soddisfarlo, solo chi è in grado di aiutarlo a riparare e ricucire, per quanto possibile, quegli strappi che la vita ha procurato in lui, con amorevolezza può pensare di rappresentare una presenza “definitiva”.

Essere genitori adottivi, quindi, significa (anche) poter sviluppare, valorizzare ed affinare quella “abilità di timing” e quella spontaneità di cui abbiamo parlato, per aiutare i propri figli ad integrare di volta in volta i pensieri, le paure e le incertezze che sono parte fondante della loro storia personale. La condivisione dei loro racconti, le risposte utili, nutrienti e tempestive che riceveranno, le rielaborazioni e le ristrutturazioni fatte assieme, creeranno la solida base di una nuova consapevolezza, di una calda vita famigliare (in divenire) nonché di un senso di identità ed appartenenza che li accompagnerà tutta la vita.

L.C.

LO STRANO RAMOSCELLO

C’era una volta un piccolo ramoscello che faceva parte di un grande albero pieno di tanto altri rametti. Il ramoscello era molto curioso e gli piaceva stare in mezzo agli altri. Ben presto, però, si accorse di essere il più debole, meno colorato e si convinse che, se voleva essere come gli altri, doveva vestire la corteccia di una quercia. Peccato che facesse parte di un olivo e presto vide che la sua corteccia era troppo scura e pesante, tanto che, a volte stentava a rimanere attaccato al tronco e chiunque lo vedesse pensava che fosse un errore che bisognava tagliare. Il ramoscello, però, resistette convinto che quello fosse l’abito migliore per essere come gli altri. Un giorno, però, si svegliò dolorante e con suo grande stupore si ritrovò non più attaccato al tronco, ma a terra e si era talmente abituato alla sua dura corteccia che pur volendo risalire con tutte le sue forze non riusciva a capire quale fosse il suo albero. Il caldo era opprimente e la sua struttura, troppo debole rispetto all’ abito, gli rendeva impossibile rialzarsi.

Si fermò, pensò. Era molto stanco, ma in un ultimo grande sforzo si spogliò della finta corteccia gettandola via.

All’improvviso scoprì che il mondo ha mille colori, e non solo quello scuro che aveva visto fino ad un momento prima. Si sentì bello, leggero, pulito e di colpo fu circondato da tutti i rametti dell’albero di olivo che, gioiosi, gli tendevano le mani per farlo risalire, chiedendogli dove era stato per tutti quegli anni.

Ora il ramoscello è di un colore brillante, è sempre circondato da tutti gli altri ma soprattutto è leggere e libero di essere solo un ramoscello di olivo.                      F.A.

La doppia radice…

L’adozione è essenzialmente l’intreccio, lo scambio, l’incontro di due mondi, due culture, due diverse identità che derivano essenzialmente da un originale ed originario senso di appartenenza. Tale appartenenza conferisce identità alle persone e dà la possibilità di “sentirsi di …” non solo in termini filiali e parentali, ma anche di tipo culturale, sociale e territoriale. Appartenere significa sapere in primis chi io sono, perché – per differenza – so esattamente chi non sono e sicuramente da dove non-provengo! L’adozione è fondamentalmente un processo di “meticciamento”, che permette all’essere del bambino ed all’essere dei genitori di incontrarsi e donarsi mutuamente, per scambiare modi di fare, modi di dire, sentimenti, emozioni ed aprire una nuova e condivisa dimensione della relazione e del vivere quotidiano.
Quei genitori dopo l’incontro con loro figlio… non saranno mai più gli stessi e nemmeno quel bambino…: la speranza è sempre che sia un incontro fortunato… e fortunati sono tutti quegli incontri nei quali le persone si trovano e scambiano, condividendo, parti del sé e vissuti, che conferiscono a quella relazione un valore unico ed irripetibile.
Le radici, le origini del bambino, finiranno inevitabilmente per integrarsi anche alle radici dei genitori e farle, in qualche modo, anche proprie e viceversa. In questo modo l’adozione diverrà sia per il bambino, sia per i suoi genitori uno straordinario percorso di crescita, che conferirà senso alle loro esistenze, in un processo che durerà tutta la vita.          L.C.